Comunione o separazione legale dei beni nel matrimonio: differenza e novità

Comunione o separazione beni matrimonio

Comunione o separazione legale dei beni? Per poter rispondere consapevolmente al dilemma è senz’altro indispensabile essere ben informati sulle differenze tra i due regimi e, naturalmente, sulle novità che hanno di recente interessato l’intera disciplina. Il matrimonio è uno dei momenti della vita in cui è lecito darsi al romanticismo sfrenato. Quando si è ha la certezza di avere finalmente trovato persona giusta non si aspetta altro che promettersi vicendevolmente amore eterno, in ricchezza o povertà, in salute o in malattia. Quali parole possono raccontare questa elettrizzante ansia di spendere il resto della propria vita insieme, finché morte non ci separi?

Lungi da me oscurare questa gioia romantica e travolgente che solo un amore giovane e coraggioso riesce a suscitare. Eppure, tocca farci i conti, con il matrimonio, insieme a confetti, regali, brindisi e lune di miele, arriva anche il tempo di fare alcune scelte di estrema importanza che sono destinate ad influenzare il resto della nostra vita di coppia e non solo. Non è il caso di dimenticare che il matrimonio è vero e proprio un negozio giuridico, da cui derivano sia obblighi di condotta (obbligo di convivenza, di fedeltà e via dicendo) che obblighi di carattere patrimoniale – quelli che, appunto, riguardano il regime di titolarità e di gestione dei beni degli sposi –.

Comunione e separazione dei beni, differenze e novità

Gli obblighi reciproci di carattere patrimoniale che gli sposi dovranno impegnarsi a rispettare finché morte non li separi, sono diversi proprio alla stregua della scelta tra comunione o separazione dei beni. È allora di palmare evidenza la pregnanza di detta scelta. Vediamo quali sono le differenze principali tra i due regimi e cerchiamo di compiere la scelta più adatta rispetto alla nostra personale situazione.

Il regime che viene definito comunione dei beni si caratterizza per il fatto che tutti i beni acquistati da uno dei due coniugi, dopo il matrimonio saranno di proprietà di entrambi i coniugi, anche se acquistate separatamente o per volontà di uno solo dei due. Di proprietà comune saranno anche: tutti i rendimenti dei beni propri di ciascun coniuge – si pensi ai beni fruttiferi –; le aziende alla cui gestione partecipano entrambi i coniugi che siano state costituite dopo il matrimonio; gli utili dell’azienda di proprietà di uno dei due coniugi e gestita da entrambi maturati dopo il matrimonio. Parte del patrimonio comune saranno inoltre i debiti, anche quelli contratti separatamente, nonché gli oneri sui beni acquistati.

Rimarranno invece di proprietà esclusiva del singolo coniuge: i beni posseduti prima del matrimonio; i beni ottenuti in eredità e le donazioni, anche se si tratta di beni ottenuti dopo le nozze; i beni personali; il denaro ottenuto a titolo di risarcimento per danni fisici ed il ricavato della vendita dei beni sin ora elencati. Il regime di comunione dei beni, cessa nel momento in cui entrambi i coniugi optino per cambiare regime patrimoniale, in caso di fallimento di uno dei due coniugi e di separazione giudiziale dei beni. Naturalmente a questi casi di scioglimento sono da aggiungere i più intuibili casi di: morte del coniuge, e annullamento del matrimonio, separazione o divorzio.

Il regime di separazione dei beni invece, si caratterizza per il mantenimento costante della proprietà esclusiva dei beni acquistati sia prima che dopo le nozze. I patrimoni dei due coniugi rimangono quindi del tutto separati l’uno dall’altro, salvo il regime previsto per le successioni. Si potrà comunque fare la scelta di acquistare congiuntamente un bene se espressamente richiesto, ottenendo così la proprietà comune sul bene oggetto di acquisto.

Comunione dei beni nel matrimonio o separazione: cosa scegliere?

Per capire a pieno cosa comporti la scelta di un regime patrimoniale piuttosto che un altro, occorre però fare qualche altra precisazione: in particolare, occorre domandarsi cosa comporti esattamente optare per la proprietà comune sui beni acquistati a seguito del matrimonio. Quando il bene è in comproprietà, tutti gli atti di straordinaria amministrazione devono essere posti in essere congiuntamente – si pensi alla vendita di un immobile –.

Essendo assolutamente necessario il consenso di entrambi i coniugi – entrambi proprietari – in caso di contrasti, sarà il giudice a valutare se l’atto oggetto di controversia sia o meno funzionale all’interesse del nucleo familiare. Da ciò risulta che, se i coniugi svolgono attività professionali del tutto diverse, e ancor di più, se la cura degli interessi professionali di uno o entrambi i coniugi richiedesse continui spostamenti in altre città o nazioni, probabilmente è consigliabile optare per il regime di separazione dei beni, al fine di evitare complicazioni burocratiche nello svolgimento dei propri affari. Se invece i coniugi svolgono attività complementari, o meglio, gestiscono la medesima azienda, il regime di comunione è la scelta più naturale.

Insomma, abbiamo ormai tutti gli elementi per comprendere fino in fondo le differenze tra i due regimi patrimoniali, non resta ora che rivalutarli alla luce della propria situazione e scegliere. Con la consolante consapevolezza che, a differenza del matrimonio stesso, il regime patrimoniale non è per sempre. Con un semplice accordo, la scelta potrà infatti essere modificata. Fatti i conti, sarete liberi di godere una una spensierata luna di miele e, naturalmente, del resto della vostra vita con la persona amata.

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