Epilessia notturna: cause, sintomi e cure per le crisi epilettiche nel sonno

Epilessia notturna

Cos’è l’epilessia notturna, quali sono le cause e i sintomi? Come si possono curare le crisi epilettiche che colpiscono nel sonno? Proviamo con questo articolo a fare chiarezza sull’epilessia rispondendo a tutti questi interrogativi.

L’epilessia notturna: sintomi e cause

L’epilessia è una malattia che colpisce il sistema nervoso provocando una scarica di segnali elettrici al cervello che risulta essere anomala. Tale anomalia causa l’insorgere di varie convulsioni. Quest’ultime possono sembrare momenti di imbambolamento, altre invece causano la caduta del soggetto o anche la perdita di consapevolezza di quanto accade. Generalmente le convulsioni vengono classificate in due gruppi, nello specifico quelle generalizzate – che interessano entrambi gli emisferi del cervello – e le convulsioni focali – che interessano invece una sola area cerebrale, per questo vengono definite anche come “convulsioni parziali”.

Le origini di questa specifica patologia, denominata epilessia, sono varie. Nonostante la rarità, ci sono casi in cui l’origine dell’epilessia è sconosciuta. Vediamo comunque alcune delle cause dell’epilessia:

  • traumi che sono stati subiti dal cervello;
  • malformazioni presenti nel cervello;
  • meningite;
  • encefalite.

Nello specifico l’epilessia notturna – definita nello specifico come epilessia notturna autosomica dominante del lobo frontale – colpisce il soggetto mentre sta dormendo. Le crisi notturne sono caratterizzate da una serie di movimenti degli arti a scatto e spesso possono essere emesse anche delle urla. È difficile diagnosticare l’epilessia notturna, dal momento che ci sono altri disturbi del sonno, definiti parassonie che presentano sintomi simili a quelli dell’epilessia pur non avendo una tale genesi. Durante queste crisi vengono spesso compiuti – come già accennato – dei movimenti, spesso particolarmente complessi, ad esempio con i pugni serrati, o si ha un innalzamento o abbassamento delle braccia, o ancora, si ha il piegamento delle ginocchia. Sintomi in parte simili a quanto già visto per gli attacchi di panico.

L’epilessia notturna tende a manifestarsi intorno ai dieci anni e con il passare del tempo migliora; le funzioni cognitive rimangono solitamente intatte, ma può capitare che i pazienti che ne sono affetti sviluppino disturbi psichiatrici o difficoltà intellettuali. Sono brevi episodi, ma si ripetono spesso, circa 20-30 volte durante la notte. Facendo un elettroencefalogramma può non essere manifesta la crisi in quanto l’origine della scarica è molto profonda e situata nello specifico nella parte mediale dominante, difficilmente raggiungibile, motivo per cui si fatica a diagnosticare l’epilessia notturna. È una forma ereditaria e spesso la manifestazione è preceduta da sintomi come: tremori, sensazioni di nausea, mancanza di respiro, iperventilazione. La diagnosi – che ripetiamo essere difficile – si basa o sull’osservazione clinica, o attraverso raffinati elettroencefalogrammi o altrimenti attraverso l’analisi delle mutazioni nei geni coinvolti.

La malattia è causata da uno dei geni che codificano le varie componenti del recettore nicotinico per l’acetilcolina: CHRNA2, CHRNA4 e CHRNB2. La modalità di trasmissione è la seguente: un genitore eterozigote – per cui uno che ha una sola copia dell’allele che reca la mutazione – ha circa il 50% della probabilità di trasmetterlo ai propri figli che potrebbero quindi manifestare la malattia. Non sono esclusi casi in cui la genesi della malattia si manifesta senza che ci sia qualcuno in famiglia a soffrirne.

Cure e attenzioni particolari per combattere l’epilessia notturna

Dopo aver inquadrato come si manifesta l’epilessia notturna, rispondiamo  all’ultima domanda posta all’inizio del presente articolo: come si può curare l’epilessia? Innanzitutto si consigliano – per chi vive o per chi soffre di epilessia notturna – piccole accortezze per evitare che questi episodi sfocino in ulteriori e più profonde gravità. Vediamole alcune nel dettaglio:

  • tenere lontano chi è colpito da epilessia notturna dai mobili, dalle scale o dai termosifoni, al fine di evitare – durante le convulsione – urti violenti;
  • mettergli qualcosa di particolarmente morbido sotto la testa dell’individuo;
  • girarlo di lato, nella posizione laterale di sicurezza, al fine di evitare che l’individuo si strozzi con la sua saliva.

Ricordiamo che una probabile diagnosi di epilessia non condanna ad essere affetti per tutta l’esistenza da questa patologia, in quanto ci sono casi di guarigione spontanea. Altre forme invece non svaniscono nel tempo, ma possono essere tenute sotto controllo grazie ai farmaci, per questo si consiglia sempre di affidarsi ad un medico il quale, dopo aver diagnosticato effettivamente la patologia, può passare ad una mirata cura.

Nei casi più gravi, quelli in cui nemmeno la terapia farmacologica ha successo, si possono avere altre tre opzioni:

  • ricorrere alla chirurgia eliminando o isolando il focolaio cerebrale responsabile della crisi. Questa strada la si percorre solo se si ha l’assoluta certezza del focolaio che provoca la crisi;
  • neurostimolazione, ovvero si forniscono al cervello stimoli elettrici che silenziano le scariche anomale che abbiamo visto essere le responsabili della crisi;
  • dieta chetogena, che è un tipo di dieta ad altissimo contenuto di grassi che provoca una produzione in eccesso di sostanze che hanno un effetto positivo sulla patologia.

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